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L'ipertermia, con l'avvento di nuove
apparecchiature più performanti, si propone oggi, in patologie
selezionate, come possibile scelta terapeutica in campo oncologico, non
come alternativa, ma in associazione con le terapie tradizionali
(chemioterapia e radioterapia).
Attraverso l'uso di campi elettromagnetici a radiofrequenza, focalizzati
da apposite antenne (Ipertermia transcutanea loco-regionale), l'organo
bersaglio è riscaldato fino ad una temperatura vicina o superiore ai 43°
C, per circa 60 minuti. Il trattamento, cioè il riscaldamento alle
temperature suddette, può essere eseguito più volte, secondo i protocolli,
ma generalmente non viene ripetuto più di tre volte alla settimana, per
evitare il fenomeno della termotolleranza, cioè la maggiore resistenza
cellulare al calore nelle 48 ore successive alla terapia (46).
E' possibile anche, con apparecchiature differenti, riscaldare tutto
l'organismo (Ipertermia corporea totale) (54) o direttamente le lesioni
tumorali, introducendo appositi aghi, sotto guida ecografica, per via
transcutanea (Ipertermia interstiziale).
L'interesse dell'Ipertermia in oncologia è andato crescendo, in questi
ultimi anni; è stato, infatti, dimostrato che la radioterapia e la
chemioterapia, se utilizzate in associazione con trattamenti di
Ipertermia, possono avere, a parità di dose, una maggiore efficacia o
conservare la stessa efficacia, a dosi inferiori.
Il calore potenzia gli effetti della radioterapia e della chemioterapia
sul tumore, senza aumentare gli effetti collaterali (cioè gli effetti
debilitanti su tessuti ed organi sani derivanti dalla citotossicità della
chemioterapia e radioterapia), permettendo un significativo miglioramento
nel controllo della crescita tumorale.
Ciò è reso possibile dalle caratteristiche della neovascolarizzazione
tumorale: i vasi tumorali, infatti, privi dell'impalcatura muscolare; non
consentono, per mancanza di elasticità, quella vasodilatazione fisiologica
che permette un'adeguata dissipazione del calore introdotto. In altri
termini, il calore rimane intrappolato nelle lesioni tumorali generando
morte cellulare. L'effetto di necrosi avviene per inibizione dell'attività
di riproduzione delle cellule neoplastiche, con meccanismo di apoptosi
(rottura del DNA) sulle cellule neoplastiche quiescenti, che appaiono
particolarmente sensibili alle alte temperature (7).
Il fenomeno bene s'integra con l'azione delle terapie convenzionali
(chemio e radioterapia) che espletano la loro azione citotossica sulle
cellule in attiva proliferazione.
Un altro considerevole vantaggio dell'Ipertermia è costituito dal fatto
che la reattività immunitaria del malato tumorale, solitamente depressa
dalla malattia stessa e/o dalle cure messe in atto per controllarla, viene
potenziata dall'Ipertermia: questa, mimando il meccanismo di difesa
fisiologica rappresentato dalla febbre, provoca la liberazione di sostanze immunoregolatrici (citochine), le quali hanno effetto protettivo per
l'organismo del malato.
La sinergia, quindi, dei trattamenti combinati di Ipertermia + Chemio,
Radioterapia (17) o Immunoterapia (31) può consentire il raggiungimento
dello stesso risultato, utilizzando le terapie convenzionali a dosaggi
ridotti, con conseguente riduzione dei loro, spesso pesanti, effetti
collaterali (11).
Non va infine dimenticato che, in fase preoperatoria, l'applicazione
dell'ipertermia può ridurre la massa tumorale, facilitando l'opera del
chirurgo e consentendo a volte interventi anche in casi che ad una prima
valutazione vengono giudicati inoperabili.
Le proprietà terapeutiche del calore erano già conosciute nel passato:
l'uso dei ferri caldi nella cura del cancro è riportato Da Galeno ed Ippocrate e n'esistono tracce anche nel 2000 avanti Cristo.
Coley nel 1983 provò ad iniettare tossine batteriche per ottenere elevati
stati febbrili in pazienti con tumori. Alcuni autori giapponesi sostengono
che la bassa incidenza di alcuni tipi di tumori nella popolazione
nipponica è determinata dall'uso continuo di bagni molto caldi.
La ricerca di nuove modalità di trattamento che avessero come
caratteristica l'assenza pressoché totale di effetti collaterali, ha fatto
rinascere l'interesse per l'ipertermia come modalità terapeutica
antitumorale (19), a partire da ricerche di base sui meccanismi con cui il
calore è in grado di uccidere le cellule tumorali o renderle più sensibili
ad alcuni farmaci ed alle radiazioni (35, 36).
Negli anni '70 sono stati pubblicati numerosi studi biologici, che hanno
meglio precisato gli effetti cellulari provocati dal calore (7,11).
Questi studi hanno confermato l'efficacia dell'ipertermia e dimostrato il
vantaggio terapeutico derivante dall'associazione con radioterapia e la
chemioterapia (14).
La sperimentazione clinica e l'avvio dei primi studi clinici randomizzati
hanno portato alla formazione, in Europa, negli Stati Uniti ed in Giappone
di società di ipertermia affiliate alle organizzazioni per la ricerca ed
il trattamento del cancro.
A livello internazionale sono stati completati molti studi biologici sugli
effetti del calore, nell'intervallo di temperature compreso tra 42 e 45
gradi C, in associazione con le radiazioni ionizzanti (35).
L'integrazione tra ipertermia e radiazioni trae origine dall'attivazione
di due diversi fenomeni: il calore induce un effetto citotossico diretto,
dovuto alle particolari condizioni ambientali delle cellule tumorali,
caratterizzate da scarsa nutrizione per via vascolare, carenza di ossigeno
ed aumentata acidità; in secondo luogo il calore induce un effetto
radiosensibilizzante che consente di utilizzare l'ipertermia come terapia
adiuvante per distruggere cellule tumorali radioresistenti.
I dati di laboratorio derivanti dalle evidenze sperimentali, hanno
mostrato un incremento di efficacia, secondo i tipi tumorali e dei
protocolli terapeutici, pari a circa una volta e mezzo a tre volte,
rispetto alle sole radiazioni ionizzanti.
Dati interessanti provengono dai primi studi cimici sperimentali negli
anni ottanta con più di 25.000 tumori trattati. Le evidenze raccolte dai
protocolli iniziali Americani ed Europei, testimoniano che la combinazione
di calore e radiazioni nel trattamento di carcinomi squamosi del collo
(25), di melanomi, e di carcinomi della mammella (18), determina un
miglioramento nel controllo locale della malattia.
L'interazione tra ipertermia e chemioterapia è più complessa ed è fondata
su diversi meccanismi. Uno dei principali effetti del riscaldamento sembra
essere l'aumento della permeabilità cellulare, che consente una maggiore
possibilità di passaggio di farmaci all'interno della cellula (14).
Diversi studi hanno confermato l'efficacia dell'ipertermia su grossi
tumori della zona addominale e pelvica (14,44,48,53).
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